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MUSEO DELLA STORIA DELLA CITTÀ DI PONTEVEDRA | 2008 Pontevedra

Lo spazio vuoto del nuovo sistema di piazze ordina e qualifica il rapporto con la città con il suo margine, inteso come esterno-fiume e come interno-mura. Il museo si configura principalmente come un non-edificio: è un corpo cavo, una copertura – piazza che estende lo spazio pubblico e il sistema dei vuoti. Lo stesso interno archeologico è in realtà una sorta di teca trasparente che focalizza e evidenzia il rapporto della città con il suo antico sedime, e che continuamente evoca una compresenza di mondi, il sopra e il sotto, il dentro ed il fuori, il vuoto e il pieno, l’interno e l’esterno, il duro della mura e il liquido dell’acqua, la città e il fiume. Dalla piazza superiore, Mirador del bordo, si lancia un ponte che riallaccia la continuità fisica con il fiume, che è porta per la strada (marginal) e Mirador del Rio camminando, circumnavigare, il percorso sui bordi circonda le rovine. Le rovine sembrano incastonate in una cornice perimetrale ma come un quadro che è esaltato dalla sua cornice, il percorso sul bordo non impone la sua geometria all’insieme dei segni ma invece rende evidente la figura; non è figura aggiunta ma serve invece ad attraversare, esperire il passaggio, leggere le rovine e passare il tempo insieme allo spazio archeologico. Da sotto, le sale ipogee alla quota del fiume confluiscono ai muri archeologici, la quota antica genera stanze, i frammenti della porta della città sono oggi uno spazio del nuovo museo, lo sperone di un muro antico irrompe improvvisamente nel mezzo di un’altra stanza delle sale temporanee. La luce naturale proviene tutta da lucernari e buchi sopra. La grande vela che copre i resti si inflette per ospitare un balcone: salendo la rampa un senso di vertigine quasi e poi arrivo e da questa posizione elevata capisco tutto. La apertura sulla città riattacca il ponte alla porta, la città al fiume, le mura al bordo, la pianta alla sezione, restituisce integrità e significato al sedime del ponte e al suo trasformarsi nel tempo da manufatto a rovina, a ritrovamento, a museo. Queste rovine hanno esteso lo spazio pubblico e generato piazze verso la città e il fiume: da sotto l’antico è riemerso e ha chiesto alla città di essere di nuovo presente.

Concorso Internazionale
area: 3.000 Mt2
consulenti: archeologa Patrizia Verduchi; ing. George Nunes

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